
Dal 28 marzo all’8 giugno 2025, il PAC di Milano ospita “BODY OF EVIDENCE”, retrospettiva dedicata all’artista Shirin Neshat.
Curata da Diego Sileo e Beatrice Benedetti, la mostra presenta quasi 200 opere fotografiche e una decina di video-installazioni, offrendo una panoramica esaustiva della sua produzione dagli anni ’90 a oggi. I lavori esposti provengono da importanti collezioni internazionali, tra cui il Whitney Museum, il MoMA, il Guggenheim di New York e la Tate Modern.

Un’artista tra Oriente e Occidente
Nata nel 1957 a Qazvin, in Iran, Shirin Neshat è una delle voci più influenti dell’arte contemporanea. Il suo lavoro si muove tra fotografia, video, cinema e installazione, affrontando temi centrali come identità, esilio, genere, religione e potere. Dopo aver lasciato l’Iran alla fine degli anni ’70 per studiare negli Stati Uniti, il suo ritorno in patria negli anni ’90 ha rappresentato una svolta cruciale per la sua produzione artistica. Da quel momento, il suo sguardo si è rivolto alle profonde contraddizioni della società iraniana e al ruolo delle donne all’interno di un sistema repressivo.
Un viaggio tra fotografia e video-installazioni
La mostra “BODY OF EVIDENCE” offre un viaggio attraverso oltre trent’anni di carriera di Shirin Neshat, toccando i cicli più significativi della sua produzione artistica. Tra le opere più emblematiche esposte, troviamo “Women of Allah” (1993-1997), una serie fotografica che ritrae donne velate, i cui corpi sono ricoperti di calligrafie persiane, simbolo del rapporto tra femminilità, fede e resistenza. Seguono le video-installazioni “Rapture” (1999) e “Turbulent” (1998), che indagano la condizione femminile in Iran, rappresentando il contrasto tra uomini e donne attraverso la separazione degli spazi.
Il percorso continua con “The Book of Kings” (2012), un’opera ispirata allo Shahnameh, il poema epico persiano, che esplora i temi della rivolta e del sacrificio. Con “Land of Dreams” (2019), Neshat sposta la sua attenzione sulla società americana, interrogandosi sul controllo delle identità. Infine, “The Fury” (2022) pone la figura femminile al centro della narrazione, come simbolo della violenza inflitta dal potere.

Il corpo come campo di battaglia
Il corpo femminile è il fulcro del lavoro di Shirin Neshat, diventando una superficie su cui si proiettano tensioni politiche, culturali e religiose. Le sue fotografie e video mostrano corpi coperti di poesia persiana, mani che impugnano armi, occhi che raccontano storie di sofferenza e resistenza. La calligrafia che adorna i corpi nelle sue opere non è solo un elemento estetico, ma un mezzo di narrazione che collega la dimensione individuale a quella collettiva.
Uno degli aspetti più affascinanti della produzione di Neshat è la sua straordinaria capacità di combinare simbolismo visivo e narrazione politica. Le sue opere si distinguono per un’estetica raffinata e cinematografica, in cui ogni elemento visivo è carico di significati profondi e universali. Il velo, ad esempio, rappresenta da un lato il controllo esercitato sulla donna, dall’altro una forma di identità e resistenza. Le armi, spesso impugnate da figure femminili, incarnano simultaneamente la lotta e la repressione. L’acqua e il deserto, invece, evocano vita e morte, speranza e isolamento, creando un forte contrasto simbolico. Infine, la calligrafia rappresenta un legame tra la tradizione persiana e la contemporaneità, prestando voce alle emozioni e alle esperienze delle protagoniste, e arricchendo ulteriormente il linguaggio visivo delle sue opere.

Shirin Neshat, Speechless (Women of Allah series), 1993-1997, Copyright Shirin Neshat, Courtesy l’artista 
Shirin Neshat, Rebellious Silence, 1994, Copyright Shirin Neshat, Courtesy l’artista
Shirin Neshat e il cinema
Oltre alle arti visive, Shirin Neshat si è affermata anche nel cinema. Nel 2009, ha diretto il suo primo lungometraggio, “Donne senza uomini” (Women Without Men), ispirato all’omonimo romanzo di Shahrnush Parsipur. Il film, vincitore del Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta le storie intrecciate di quattro donne durante il colpo di stato in Iran nel 1953. Con il passare degli anni, la sua ricerca cinematografica si è evoluta, esplorando tematiche legate all’esilio e all’identità culturale. Il suo ultimo film, “Land of Dreams” (2021), è una riflessione sulla società americana attraverso lo sguardo di un’immigrata iraniana, ponendo interrogativi sulla sorveglianza e sulla perdita di libertà.

Una mostra di forte attualità
“BODY OF EVIDENCE” arriva in un momento storico di grande fermento per l’Iran, dove le proteste per i diritti delle donne e la libertà di espressione sono sempre più frequenti. Il lavoro di Shirin Neshat, con la sua capacità di intrecciare il personale con il politico, diventa ancora più rilevante. L’artista stessa ha dichiarato che la sua opera è sempre stata “una risposta alle ingiustizie del mondo”, cercando di dare voce a coloro che spesso vengono silenziati.
“BODY OF EVIDENCE” permette di entrare in contatto con l’opera di una delle artiste più potenti del nostro tempo. Un appuntamento imperdibile per chi desidera esplorare il dialogo tra arte, politica e società.
Informazioni sulla mostra
Indirizzo: Via Palestro 14, Milano
Orari di apertura:
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 19:30
Giovedì: 10:00 – 22:30
Lunedì: chiuso
Biglietti: Disponibili online e presso la biglietteria del museo.
Per ulteriori dettagli, è possibile visitare il sito ufficiale del PAC: www.pacmilano.it
Fonti
PAC MILANO
MILANO GUIDA
ILSOLE24ORE