
A Venezia torna la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2026: In Minor Keys dal 9 maggio al 22 novembre 2026.
Venezia 2026: la Biennale diventa un viaggio per riconnettersi con la Terra
In un mondo dominato dal rumore, la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della La Biennale di Venezia 2026, immaginata da Koyo Kouoh, propone uno spazio di ascolto, lentezza e umanità. La mostra In Minor Keys nasce simbolicamente sotto il grande Ficus Benjamina di Ca’ Giustinian, luogo in cui prese forma il legame tra la curatrice e la Biennale.
Nella dichiarazione di Pietrangelo Buttafuoco, il progetto viene descritto come un invito a recuperare il rapporto con la terra, con i ritmi naturali e con le relazioni autentiche, attraverso giardini, rituali, scuole e momenti di pausa. Figure come Issa Samb e Beverly Buchanan accompagnano una Biennale che mette al centro spiritualità, natura e presenza umana, trasformando l’arte in un’esperienza vicina alla vita reale.

Le piccole cose che sono grandi: l’idea di Koyo
Dopo la scomparsa di Koyo Kouoh nel maggio 2025, La Biennale di Venezia ha deciso di realizzare la mostra seguendo il progetto ideato dalla curatrice. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, intitolata In Minor Keys, nasce per valorizzare il lavoro e le idee lasciati da Kouoh. Inoltre, il progetto è stato sviluppato dal team scelto dalla curatrice attraverso incontri organizzati tra Dakar e Venezia nel 2025.
Durante una riunione a Dakar, il gruppo definì la struttura della mostra e individuò i principali temi artistici e culturali. Per Kouoh era importante focalizzarsi sui piccoli dettagli e creare uno spazio capace di allontanare il pubblico dalla realtà quotidiana. Successivamente, il team proseguì il lavoro con seminari e collaborazioni internazionali, riuscendo così a riportare in vita la visione della curatrice.
Infine, la mostra propone una riflessione sulla centralità della persona, sulle relazioni umane e sul ritorno all’essenziale.


In Minor Keys: comunità artistiche e immaginari condivisi
La mostra In Minor Keys, curata da Koyo Kouoh, riunisce 111 artisti, collettivi e organizzazioni provenienti da diversi contesti geografici, selezionati per affinità artistiche e culturali più che per appartenenza territoriale.
Il progetto si sviluppa attorno a temi centrali come la processione, il potere trasformativo dell’arte, il riposo come spazio di rigenerazione e le “Scuole”, intese come comunità di apprendimento e condivisione. Fulcro simbolico della mostra è “Are” (“Shrines”), omaggio agli artisti Issa Samb e Beverly Buchanan, accomunati da una visione dell’arte come pratica viva e collettiva.
Allo stesso modo, i riferimenti letterari a Beloved e Cent’anni di solitudine rafforzano l’atmosfera sospesa tra memoria, storia e realismo magico. Parallelamente, installazioni multisensoriali e spazi contemplativi invitano il pubblico a rallentare e ad ascoltare.
A completare il percorso, il programma performativo nei Giardini della Biennale celebra il corpo e la parola come strumenti di memoria e resistenza collettiva.

Koyo Kouoh, voce internazionale dell’arte africana
Koyo Kouoh (1967–2025) è stata una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea africana. Nata in Camerun e attiva tra Africa ed Europa, ha diretto lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, promuovendo artisti africani e della diaspora. Inoltre, ha fondato RAW Material Company, centro dedicato all’arte e alla ricerca culturale panafricana.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con documenta 12 (2007) e documenta 13 (2012), curando mostre internazionali dedicate a identità, memoria e femminismo. Per il suo contributo alla cultura contemporanea, nel 2020 ha ricevuto il Grand Prix Meret Oppenheim. Attraverso mostre, pubblicazioni e progetti di ricerca, ha lasciato un segno profondo nel dibattito sull’arte africana contemporanea.

Materia e corpo: Con Te Con Tutto al Padiglione Italia
“Con te con tutto” è una chiamata a raduno e un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo, a partire dall’incontro e dalla condivisione con il vivente, lasciando spazio a meraviglia, ascolto e contemplazione del tempo che scorre. Pensata come un’installazione unica di Chiara Camoni, la mostra coinvolge l’intero Padiglione e lo trasforma in un paesaggio in continuo cambiamento, dove il corpo delle opere e quello dei visitatori entrano in relazione.
Allo stesso modo, attraverso pratiche che uniscono ecologia, femminilità e lavoro collettivo, la mostra mette in discussione l’idea di autore unico e valorizza il “con” come principio generativo. Di conseguenza, l’intero percorso espositivo, costruito come un ambiente in divenire fatto di sculture, materiali naturali e oggetti recuperati, invita a riflettere sul rapporto tra corpo, spazio naturale e tempo.

L’espressione dell’arte italiana alla Biennale: Chiara Camoni
Chiara Camoni (Piacenza, 1974) è un’artista italiana che vive e lavora tra le Alpi Apuane, dove sviluppa una ricerca sul rapporto tra arte, natura e lavori collettivi. La sua pratica si concentra soprattutto su scultura e ceramica, insieme a disegno, stampa vegetale e video, con forte attenzione al processo creativo.
In particolare, un elemento centrale del suo lavoro è la collaborazione: molte opere nascono da workshop e incontri condivisi che mettono in discussione l’autorialità individuale, anche grazie al supporto de “Il Centro di Sperimentazione”.
Parallelamente, la sua ricerca è stata presentata in istituzioni come Hangar Bicocca a Milano e il CAPC di Bordeaux, oltre che in eventi come Manifesta 15 e la Bangkok Art Biennale, consolidando un linguaggio che unisce artigianato, simbolismo e dimensione collettiva.


Un percorso tra materia viva e scarti del presente
La mostra unisce opere realizzate per l’occasione e lavori esistenti attraverso una pratica di riuso e risemantizzazione, a cui si aggiungono materiali inediti come plastiche riciclate, scarti industriali e oggetti trovati, con l’obiettivo di raccontare il paesaggio contemporaneo e valorizzare anche lo scarto.
In particolare, il primo spazio presenta 24 sculture antropomorfe che formano un “bosco” di presenze tra il mitico e il metamorfico, mentre la seconda sviluppa un ambiente più luminoso in cui materiali naturali e artificiali continuano la riflessione su materia e tempo.
Inoltre, il percorso include le Casette, la sezione Dialoghi con opere e riferimenti ad altri artisti, oltre a performance, installazioni attivate dal pubblico e uno spazio centrale pensato come agorà. Infine, il progetto si estende con un ampio public program che coinvolge istituzioni e varie realtà veneziane.

Informazioni utili
DATE: Dal 9 maggio al 22 novembre 2026.
ORARI: Orario estivo: 11 – 19 (dal 09 maggio al 27 settembre – ultimo ingresso 18.45). Orario autunnale: 10 – 18 (dal 29 settembre al 22 novembre – ultimo ingresso 17.45). Chiuso il lunedì (tranne 11/05, 1/06, 7/09, 16/11).
LUOGO: Giardini, Arsenale e altri luoghi della città di Venezia.
SITO WEB PER INFO E BIGLIETTI: ww.labiennale.org