
Dal 5 marzo al 19 luglio 2026 Vertigo Syndrome e Saul Leiter Foundation, presentano a Palazzo Pallavicini di Bologna SAUL LEITER. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia.
La mostra
La mostra è curata da Anne Morin e il percorso espositivo è stato progettato da VertigoSyndrome. Raccoglie 126 fotografie in bianco e nero e 40 a colori, ma anche molti dipinti e materiali d’archivio rari, come riviste originali d’epoca e materiale audiovisivo. Si potranno ammirare sia stampe vintage che moderne, come anche i primi lavori sperimentali e le celebri immagini di moda scattate per importanti riviste come Harper’s Bazaar.
Il percorso restituisce la duplice natura di Saul Leiter, fotografo e pittore, mettendo in luce ciò che lo distingue dagli artisti suoi contemporanei. Si instaura un dialogo tra immagini di strada, scatti di moda e dipinti intimi e personali.
L’allestimento è inoltre concepito come un’esperienza immersiva e partecipativa: tutto, dalla disposizione degli spazi fino alle luci, ma soprattutto i particolari punti di vista, invita il visitatore a osservare e fotografare come faceva lo stesso Leiter. Alcuni spazi del percorso sono studiati per permettere al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, attraverso giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici della sua poetica.


L’artista
Figlio di un importante rabbino, Saul Leiter rifiuta di seguire il percorso teologico che il padre desiderava per lui. Si trasferisce a New York nel 1946 per dedicarsi alla pittura. Grazie a colleghi come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith, Leiter conosce il mondo dell’arte e dal 1948 inizia a sperimentare con la fotografia, ritraendo il suo circolo di amici e scene di strada attorno a casa sua.
Riscuote un certo successo nella fotografia di moda per riviste come Harper’s Bazaar ed Elle, tuttavia Leiter rimane nell’ombra per due decenni. Grazie alla pubblicazione della monografia Early Color (2006), il suo lavoro viene riscoperto a livello internazionale, tanto da assumere un ruolo pionieristico nella storia della fotografia a colori. Le sue opere sono oggi conservate in alcuni dei più prestigiosi musei internazionali, come il Whitney Museum of American Art e il Victoria and Albert Museum.

New York nel “quasi nulla”
Al centro della poetica di Saul Leiter c’è la città di New York vista attraverso i suoi dettagli, riflessi e vetri appannati: il visitatore è invitato a guardare quei “margini” proprio come faceva il fotografo, capace di trasformare la quotidianità in una poesia visiva raffinatissima.
A differenza dei suoi contemporanei, che catturavano la modernità e la grandezza della città statunitense, Leiter si concentra sui momenti quotidiani, trasformati in composizioni liriche e intime. Rifiuta lo stile documentaristico tanto in voga nella sua epoca, creando invece “haiku fotografici“, composizioni poetiche di scorci intimi di vita quotidiana. Leiter rifiuta la perfezione ossessiva odierna, abbraccia l’imperfezione, il taglio fotografico non centrato, la sfocatura dei vetri appannati.
Già dal 1948 inizia a sperimentare con la fotografia a colori, riuscendo a costruire un linguaggio poetico: per questo è considerato uno dei pionieri della fotografia a colori, anticipando di decenni addirittura l’accettazione dell’uso del colore nella fotografia. Grazie alle sue tonalità audaci e vellutate, attira l’attenzione del mondo della moda: collaborerà infatti con diverse riviste, tra cui Harper’s Bazaar, Elle, e British Vogue.


Realismo fiabesco
La mostra mette in risalto la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, mostrando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione come pittore lo ha portato ad un approccio unico e sofisticato alla fotografia a colori, trattando ogni fotogramma come se fosse una tela.
“Le mie fotografie sono la minima parte di ciò che vedo che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite“, diceva Leiter. Questo approccio senza pretese, con cui cattura momenti quotidiani, suggerisce che la bellezza non esiste solo nei grandi momenti, ma anche nella quiete della vita di tutti i giorni.
Anne Morin, la curatrice della mostra, spiega che la scelta del titolo deriva proprio dalla capacità di Leiter di mostrare la bellezza che si cela nelle piccole cose, ciò che può passare inosservato, come le gocce di pioggia sulla finestra. La poetica di Saul Leiter si basa su questa idea di quotidianità e di “quasi nulla“, da cui riesce a estrarre una bellezza semplice e più pura.
Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni di realtà. Realizzate con una maestria e una metrica che ricordano gli haiku. Il suo gesto è quello di un calligrafo: veloce, preciso, senza scuse.
Anne Morin
Informazioni utili:
Date: dal 5 marzo al 19 luglio 2026
Luogo: Palazzo Pallavicini
Indirizzo: Via San Felice 24, Bologna
Orari: da giovedì a domenica, dalle 10.00 alle 20.00
Biglietti: 16€ intero | 14€ ridotto
Telefono: +39 3313471504
E-mail: info@palazzopallavicini.com; info@mostrasaulleiter.it
Sito ufficiale: mostrasaulleiter.it
Fonti
Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia
Saul Leiter. La poesia dell’imperfezione è in mostra a Bologna