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L’arte di Mimmo Paladino invade l’Umbria: tre città in dialogo

Copertina, Mimmo Paladino, Senza titolo, 2025,
Mimmo Paladino, Senza titolo, 2025, Tecnica mista su legno, Collezione privata, Milano; by SIAE

Dal 8 novembre 2025 al 18 gennaio 2026, l’Umbria rende omaggio a Mimmo Paladino con un’ampia mostra antologica tra Perugia, Spoleto e Gubbio.

Tre città e tre musei nazionali dell’Umbria – la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, la Rocca Albornoz di Spoleto e il Palazzo Ducale di Gubbio – ospitano un percorso espositivo unitario che ripercorre oltre cinquant’anni di ricerca di Mimmo Paladino, tra pittura, scultura, installazione e cinema.

Mimmo Paladino

Mimmo Paladino, nato a Paduli (Benevento) nel 1948, è una delle figure centrali della Transavanguardia italiana. Formatosi al Liceo Artistico di Benevento, Paladino si avvicina presto all’ambiente napoletano di Lucio Amelio, dove conosce Del Donno e lo stesso Bonito Oliva, con cui instaurerà un duraturo sodalizio critico.

Alla fine degli anni Settanta, con opere come Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (1977), inaugura un linguaggio che intreccia figurazione e simbolo, recuperando la forza arcaica dell’immagine. Maschere, cavalli, numeri e segni primordiali divengono elementi ricorrenti di un alfabeto visivo personale, in equilibrio tra mito e modernità.

Artista di riconosciuto rilievo internazionale – con opere al Metropolitan Museum of Art di New York e installazioni monumentali in spazi pubblici come Piazza Plebiscito a Napoli, Lampedusa e Piacenza – Paladino ha esteso la propria ricerca alla scultura, all’incisione, al teatro e al cinema, mantenendo sempre al centro il dialogo tra materia, luce e memoria. La sua opera si configura come una continua esplorazione del potere narrativo dell’immagine, capace di unire la tradizione mediterranea a un linguaggio artistico universale.

Mimmo Paladino
Mimmo Paladino, Di Critico Renzo di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, Wiki Commons

Paladino. Antologica

L’esposizione, curata da Costantino D’Orazio e Aurora Roscini Vitali con la partecipazione diretta dell’artista, nasce da una collaborazione tra i Musei Nazionali di Perugia – Direzione Regionale Musei Nazionali Umbria, il Comune di Perugia e la Fondazione Perugia.
Con più di sessanta opere, molte delle quali inedite o raramente esposte, la mostra offre una panoramica completa del percorso creativo dell’artista. Le opere provengono da prestigiose collezioni italiane ed estere, configurando la mostra come una ricognizione storico-critica di eccezionale ampiezza e importanza.

Un biglietto unico permetterà al pubblico di visitare tutte le sedi, in un itinerario che intreccia rigore filologico e suggestione poetica.

Mimmo Paladino, KV622, 2022
Mimmo Paladino, KV622, 2022, Tecnica mista su tela su legno, Galleria MASSIMODECARLO, Milano-Londra-Hong Kong; by SIAE

A Perugia

Il ritorno alla pittura

La Galleria Nazionale dell’Umbria ospita la sezione dedicata agli anni Settanta e Ottanta, momento in cui Paladino afferma il proprio linguaggio tra pittura, materia e memoria.

La mostra si apre con la riedizione di Il Brasile, si sa, è un pianeta dipinto sul muro, opera murale degli esordi. L’opera è riproposta dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Perugia come omaggio al gesto originario del Maestro.

Seguono opere emblematiche come Silenzioso (1977) e Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (1977), autentiche dichiarazioni poetiche che segnano il ritorno alla manualità pittorica.

Il percorso evidenzia la libertà di Paladino nel combinare materiali e forme: dalle maschere in cartapesta di Stregato/Stregatto ai ferri piegati di A mano calda, granchio fellone. Si aggiungono le superfici monocrome di Lampeggiante (1979), esempio della sperimentazione dell’artista con materiali e forme che travalicano i confini della tela.

Mimmo Paladino, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro", 1977
Mimmo Paladino, “Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro”, 1977, olio su tela, 70x50cm, Foto di Peppe Avallone by SIAE
Mimmo Paladino, "Silenzioso", 1977
Mimmo Paladino, “Silenzioso”, 1977, pastello su carta intelata, Collezione privata, Milano,
by SIAE

Gli anni della Transavanguardia

Negli anni Ottanta, Paladino diviene una delle figure centrali della Transavanguardia italiana, movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva nel 1980 che segna il ritorno alla pittura dopo le ricerche concettuali degli anni Settanta.
Le opere di questo periodo – come Grande cabalista (1981), L’artefice tra il vento e il fuoco minaccia le caverne (1982) e Poema alle porte di Belém (1982) – mostrano un immaginario popolato di segni arcaici e mitici. Quello dipinto da Paladino è un universo iconico che fonde culture mediterranee, simbolismi arcaici e riferimenti colti in un nomadismo formale e temporale.

Tele monumentali come Vespero (1984) e Stabat Mater (1986) esprimono una visione teatrale e sacrale dell’immagine, dove pittura, materia e mito si fondono in un unico respiro.
La sperimentazione prosegue nella scultura e negli oggetti – come Film 1953 (1985) – e nell’uso dell’oro, del frammento e del rilievo come strumenti di riflessione sull’icona.

Mimmo Paladino, Vespero, 1984
Mimmo Paladino, Vespero, 1984, olio su tela, Collezione della Fondazione Cariverona, Verona,
By SIAE
Mimmo Paladino, Stabat Mater, 1986
Mimmo Paladino, Stabat Mater, 1986, olio su tela, foglie d’oro e segni di bruciature, Monaco, Sammlung Kluser, By SIAE

A Spoleto

Scultura e installazione

Alla Rocca Albornoz di Spoleto, la mostra si concentra sulla dimensione scultorea e installativa del Maestro, offrendo un’immersione nel suo rapporto con il corpo, la forma e la memoria materiale.

Nel Salone d’Onore, l’installazione Senza titolo (2006) propone una riflessione sul tempo e sulla metamorfosi: le sculture lignee utilizzate per il film Quijote vengono bruciate, fuse in alluminio e ricomposte in una nuova armonia. I frammenti, privati della loro funzione originaria, si trasformano in testimoni poetici della persistenza dell’immagine, in un dialogo tra distruzione e rinascita.

Nel Salone Antonini, invece, i celebri Dormienti (1988) — accompagnati dalle musiche di Brian Eno — occupano lo spazio come presenze silenziose e archetipiche. Le figure adagiate, indifferenti al tempo, evocano un sonno primordiale, in bilico tra vita e memoria.
L’opera, originariamente concepita per la Fonte delle Fate di Poggibonsi e successivamente presentata alla Roundhouse di Londra, viene qui reinterpretata in dialogo con le architetture e gli affreschi della Rocca, amplificando la sua dimensione sacrale e meditativa.

La sezione spoletina sottolinea la capacità di Paladino di concepire la scultura come luogo di sospensione e introspezione, dove la materia diviene voce silenziosa dell’umano.

Mimmo Paladino, Senza titolo, 2006
Mimmo Paladino, Senza titolo, 2006, alluminio, Collezione privata, By SIAE

A Gubbio

La carta e il segno

Nel Palazzo Ducale di Gubbio, l’attenzione si sposta sulla produzione più recente, incentrata sul segno e sulla carta come strumenti di una spiritualità laica e visionaria.

Le opere 1799 (2009) e 33 canti (2016) testimoniano una ricerca fondata sulla leggerezza del tratto e sulla densità simbolica della linea: fogli piegati, sovrapposti e intrecciati danno vita a composizioni in cui luce e ombra si alternano come ritmo poetico.

In queste opere, numeri, rami, volti e animali emergono come frammenti di un alfabeto privato, un linguaggio anti-simbolico che rifiuta la narrazione univoca per aprirsi a una dimensione evocativa e universale.

Le opere inedite

Il percorso culmina nelle opere del 2025, tra cui una grande tela monocroma e tre “porte” dorate, dove la figura umana si staglia su fondi d’oro e rossi intensi, richiamando l’iconografia sacra e la pittura antica.
Queste opere, sospese tra astrazione e rito, rappresentano la sintesi estrema del pensiero di Paladino: un’arte che vive nella tensione tra materia e spirito, tra gesto e visione.

Mimmo Paladino, Senza titolo, 2007
Mimmo Paladino, Senza titolo, 2007, tecnica mista su tela, Artista e Galleria Christian Stein, Milano, By SIAE
Mimmo Paladino, Senza titolo, 2016
Mimmo Paladino, Senza titolo, 2016, acrilico e tecnica mista su tela applicata su legno, Galleria Cardi, Milano,
By SIAE

L’arte nello spazio urbano

La mostra si estende anche oltre i musei, trasformando la città di Perugia in un laboratorio di arte pubblica contemporanea.

Sulla facciata di Palazzo Baldeschi, l’opera Concerto in piazza — un grande telo che riveste il cantiere della Fondazione Perugia — reinterpreta le tradizioni umbre in chiave contemporanea.

Durante il periodo natalizio, le luminarie d’artista ispirate ai segni di Paladino illumineranno Corso Vannucci, creando un dialogo visivo tra arte, città e comunità.
Un’iniziativa che sottolinea il legame tra i Musei Nazionali dell’Umbria e il tessuto sociale del territorio.

Mimmo Paladino, Grande cabalista, 1981
Mimmo Paladino, Grande cabalista, 1981, olio e pigmenti su tela,
Collezione privata,
Bologna,
By SIAE
Mimmo Paladino, Lampeggiante, 1979
Mimmo Paladino, Lampeggiante, 1979, encausto, argilla, legno e cartone dipinti su tela, Courtesy: Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino in comodato da / on loan from Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT by SIAE

Un dialogo tra memoria e contemporaneità

A completare il progetto, un volume edito da Gli Ori accompagna la mostra con i saggi dei curatori e i contributi di Norman Rosenthal e Rudi Fuchs, tra i più autorevoli critici europei. Il libro include anche una conversazione tra Mimmo Paladino e Laura Smith, direttrice delle collezioni e delle mostre di The Hepworth Wakefield (Yorkshire).
Non un semplice catalogo, ma un vero e proprio strumento di approfondimento e di rilettura critica dell’intero percorso dell’artista.

Paladino. Antologica non è soltanto una retrospettiva: è un dialogo tra un Maestro e una terra che condivide con lui la stessa tensione spirituale e la stessa profondità simbolica.
Attraverso un percorso che intreccia mezzo secolo di arte italiana, l’Umbria diventa teatro e specchio di una riflessione sul tempo, sulla forma e sulla memoria.
Le tre città costruiscono un racconto unitario che restituisce la complessità di un artista capace di trasformare il mito in linguaggio contemporaneo, la materia in segno, l’immagine in pensiero.

In Mimmo Paladino, il passato non è mai citazione, ma memoria viva: un luogo dove la pittura, la scultura e il disegno diventano strumenti per indagare l’essenza dell’uomo, sospesa tra visione e silenzio.

Informazioni utili

Data: Dal 8 novembre 2025 al 18 gennaio 2026
Luogo: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Spoleto (PG), Rocca Albornoziana. Gubbio (PG), Palazzo Ducale
Indirizzo: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria: Corso Pietro Vannucci, 19, Perugia.
Spoleto (PG), Rocca Albornoziana: Piazza Campello, 1, Spoleto.
Gubbio (PG), Palazzo Ducale: Via Cattedrale, Gubbio
Biglietti: Unico 15€ per tutte le sedi della mostra
Orari: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria: aperta dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.30).
Spoleto (PG), Rocca Albornoziana: chiuso il martedì | aperta il lunedì e dal mercoledì alla domenica dalle 10.00 alle 17.30 (ultimo ingresso 17.00).
Gubbio (PG), Palazzo Ducale: aperto dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 19.00)
Telefono: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria: +39.075.5721009
Spoleto (PG), Rocca Albornoziana: +39 0743.224952
Gubbio (PG), Palazzo Ducale: +39.075.9275872
E-mail: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria: gnu.cultura@orologionetwork.it
Sito web: Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria: https://gallerianazionaledellumbria.it

Fonti

Wikipedia
Galleria Nazionale dell’Umbria

di Flora Roseto

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