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FABIO MAURI. DE OPPRESSIONE a Triennale Milano

Triennale Milano de oppressione Fabio Mauri: Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth
Fabio Mauri: Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera)
Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Associazione Genesi e Triennale Milano presentano Fabio Mauri. De Oppressione, dal 3 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026.

In occasione del centenario della nascita di Fabio Mauri, l’Associazione Genesi dedica all’artista una nuova esposizione a Milano, riaffermandone l’attualità e la capacità di leggere criticamente il Novecento attraverso il prisma dell’oppressione. La mostra inaugura il programma di celebrazioni che accompagnerà il 2026,. anno che vedrà numerose iniziative, tra cui importanti retrospettive e la pubblicazione del catalogo generale delle opere. È un omaggio a un autore che ha saputo interrogare come pochi la relazione fra individuo, storia e potere delle immagini, costruendo un linguaggio capace di farsi memoria, testimonianza e responsabilità.

Fabio Mauri: Amore mio, 1970. Serigrafia su tela, illuminatore. Ambiente: 500 x 400 x 300 cm. Galleria Hauser & Wirth, Zurigo, 2023. 
Foto: Stefan Altenburger. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth. FABIO MAURI. DE OPPRESSIONE a Triennale Milano
Fabio Mauri: Amore mio, 1970. Serigrafia su tela, illuminatore. Ambiente: 500 x 400 x 300 cm. Galleria Hauser & Wirth, Zurigo, 2023.
Foto: Stefan Altenburger. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

La mostra

La mostra dedicata a Fabio Mauri restituisce con chiarezza la radicalità di un artista che ha fatto dell’immagine, e dei suoi dispositivi politici, il centro di un’indagine implacabile. Il percorso espositivo non si limita a ripercorrere cronologicamente le tappe della sua carriera; costruisce invece una mappa concettuale della sua visione, mostrando come gli schermi fisici, mentali e ideologici diventino per Mauri strumenti per mettere in scena il rapporto tra individuo, storia e potere. Le opere selezionate dialogano tra loro come frammenti di una riflessione unitaria: dagli schermi bianchi e muti, carichi di un’attesa quasi metafisica, alle proiezioni che recuperano simboli e retoriche del Novecento, fino agli interventi performativi che coinvolgono il corpo come luogo di memoria e di conflitto.

La mostra insiste sul nodo centrale della sua ricerca: l’idea che l’immaginario politico non sia un’eredità distante, ma un dispositivo che continua ad agire nella contemporaneità, infiltrandosi nelle forme della comunicazione, dell’intrattenimento e dell’identità. L’allestimento accentua questa dimensione immersiva, invitando il pubblico a confrontarsi non solo con le opere, ma con il proprio ruolo di spettatore. Guardare diventa un atto di responsabilità: lo spazio espositivo, attraversato da proiezioni, ombre e presenze silenziose, trasforma il visitatore in parte del lavoro, come accadeva nelle storiche “azioni” mauriane.

Ciò che emerge è un artista che non ha mai usato la storia come semplice tema ma come materiale vivo, da interrogare e smontare. La mostra riesce a tenere insieme rigore critico e intensità emotiva, mostrando come l’opera di Mauri continui a parlare con forza al nostro presente, in un momento in cui immagini, propaganda e narrazioni collettive sono più che mai terreni di contesa.

Opere storiche e nuclei tematici

Una sezione centrale della mostra è dedicata alle opere storiche che meglio rivelano l’ampiezza tematica e la radicalità analitica di Mauri. Tra queste, torna finalmente visibile in Italia Amore mio (1970),. installazione raramente esposta dopo la sua presentazione all’omonima rassegna di Montepulciano, un lavoro che affronta il tema della morte come limite, interrogazione e dispositivo simbolico. Accanto ad essa, opere come Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978) esplicitano, già dal titolo, i meccanismi di oppressione e distorsione ideologica che percorrono la storia del Novecento e che Mauri ha sempre affrontato con lucidità spietata.

I numeri malefici (1978), presentata alla Biennale di Venezia dello stesso anno e oggi parte della collezione del Castello di Rivoli, permette di approfondire un ulteriore nodo della sua ricerca: la consapevolezza che errore, giudizio e calcolo non siano soltanto dati tecnici, ma elementi interpretativi in grado di trasformare la percezione della realtà e della Storia.

Il percorso prosegue con alcuni lavori realizzati tra gli anni Ottanta e Duemila, tra cui Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007), che testimoniano come l’artista continui a leggere ogni forma di violenza, anche quella più intima e individuale, come parte di un processo storico più ampio.

Parallelamente al percorso espositivo, la mostra attiverà un programma pubblico composto da visite guidate, workshop e incontri educativi . Le attività offriranno strumenti di lettura utili ad avvicinare pubblici di tutte le età non solo alla poetica mauriana, ma anche ai temi universali che essa convoca. Il primo appuntamento, fissato per mercoledì 10 dicembre alle ore 18,. avrà come protagonista Carolyn Christov-Bakargiev, presidente del comitato scientifico dello Studio Fabio Mauri e curatrice del catalogo generale edito da. Allemandi e Hatje Cantz, presentato per la prima volta proprio in occasione della mostra.

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FABIO MAURI. DE OPPRESSIONE a Triennale Milano Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia, 2005 
Castello di Rivoli, Torino. Foto di Sebastiano Pellon di Persano, 2023
Fabio Mauri: Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia, 2005
Castello di Rivoli, Torino. Foto di Sebastiano Pellon di Persano, 2023
IL CUORE DELLA MOSTR

La poetica critica di Mauri

Figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento, Fabio Mauri sviluppa una ricerca che unisce immagini, ideologie e memoria storica in un linguaggio profondamente personale.

Fin dagli anni Cinquanta, dopo un esordio legato alla pittura espressionista, l’artista individua nel motivo dello “schermo” il nucleo generativo della sua opera: una superficie bianca, potenzialmente pronta ad accogliere qualunque immagine e quindi qualunque forma di pensiero. Da qui nasce una pratica che mette in dialogo arti visive, teatro, cinema, letteratura e mass media, trasformando la proiezione in un dispositivo critico capace di interrogare la cultura contemporanea.

Al centro della sua visione c’è sempre l’idea che l’immagine non sia mai neutra: ogni proiezione, soprattutto quando coinvolge corpi e oggetti reali, diventa un modo per rendere visibile il rapporto tra individuo, storia e ideologia. Questo sguardo prende forza anche da una vicenda biografica segnata dal trauma della guerra e dalla scoperta, da giovane, della violenza del nazifascismo. Negli anni Settanta Mauri affronta questi temi in modo diretto, dando vita ad azioni e installazioni che riflettono sul fascismo, sulla manipolazione culturale e sulle forme del potere simbolico. Le sue opere non vogliono rappresentare la storia, ma farne percepire la presenza, chiamando lo spettatore a un confronto attivo con ciò che la società tende a rimuovere. L’intero percorso di Mauri mostra così una coerenza rara: interrogare il funzionamento delle immagini, rivelare le strutture che le governano e restituire all’arte un ruolo etico, critico e profondamente civile.

Associazione Genesi

La mostra si inserisce nella missione dell’Associazione Genesi, fondata nel 2020 da Letizia Moratti per promuovere i diritti umani attraverso l’arte contemporanea. L’associazione vede nell’arte un mezzo capace di accrescere consapevolezza e responsabilità civica. Ogni progetto incoraggia un dialogo aperto sui temi sociali, ambientali e politici del nostro tempo.

La Collezione Genesi riunisce opere di artisti provenienti da contesti e generazioni diverse. Tutti condividono il desiderio di raccontare i conflitti e le trasformazioni del mondo contemporaneo. Dal 2021 l’associazione propone mostre dedicate a migrazioni, identità, memoria, sostenibilità e libertà.
Questi progetti hanno raggiunto sedi come l’ONU di Ginevra e la Triennale di Milano. Dal 2025 questo impegno prende forma in un museo itinerante pensato per avvicinare pubblici diversi. L’obiettivo è diffondere l’idea che l’arte sia uno spazio di confronto attivo e di formazione etica.

L’Associazione Genesi amplia inoltre la propria visione oltre la cultura. Partecipa alla E4Impact Foundation, dedicata allo sviluppo dell’imprenditorialità in Africa.
Il fine resta quello di generare un impatto sociale concreto e sostenere percorsi di autonomia.

Manipolazione di cultura / Manipulation der Kultur, 1994 
Museo MADRE, Napoli. Foto di Sandro Mele, 2016 FABIO MAURI. DE OPPRESSIONE a Triennale Milano
Fabio Mauri: Manipolazione di cultura / Manipulation der Kultur, 1994
Museo MADRE, Napoli. Foto di Sandro Mele, 2016

INFORMAZIONI UTILI

DATE:

Dal 3 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026

LUOGO:

Triennale Milano

INDIRIZZO:

Viale Emilio Alemagna 6, Milano

ORARI:

Dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 20.00

BIGLIETTI:

Ingresso gratuito

TELEFONO:  

+39 02724341

SITO UFFICIALE:

triennale.org

Fonti

Triennale Milano

Sudio Fabio Mauri

Associazione Genesi

di Eleonora Interliggi

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