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Shirin Neshat: Do U Dare! a Venezia. Esilio e ossessione artistica

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.

Scopri Do U Dare!, la nuova inedita trilogia di film di Shirin Neshat a Palazzo Marin, Venezia, dal 9 maggio al 6 settembre 2026.

Un’iniziativa culturale in sinergia con la Biennale

L’Associazione Genesi, fondata da Letizia Moratti, e Banca Ifis annunciano l’arrivo a Venezia dell’ultimo lavoro della celebre regista e artista visiva Shirin Neshat. L’evento, dal titolo Do U Dare!, articolato nella proiezione integrale della trilogia, si terrà presso le sale storiche di Palazzo Marin dal 9 maggio al 6 settembre 2026. In perfetta sincronia con l’apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Il progetto è stato curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi e presentato in collaborazione con Gladstone Gallery, Galleria Lia Rumma e Magonza editore, con il supporto istituzionale di Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente di Banca Ifis). L’ingresso alla mostra è libero, rendendo l’opera accessibile a un vasto pubblico internazionale che affluisce in città anche in occasione della Biennale d’Arte 2026.

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.

Nasim Aghdam: il paradosso tra mondo esteriore e interiore

Do U Dare!, la nuova trilogia di film di Shirin Neshat, realizzata specificamente per questa occasione. L’artista dopo le indagini passate sulla condizione della donna in Iran, attraverso fotografia e video-installazioni, esplora adesso per la prima volta la tragica e complessa figura di Nasim Aghdam. L’artista iraniana nota per un attentato nella sede centrale di YouTube a San Bruno, in California nel 2018.

Figura centrale ispiratrice dell’opera, non è solo il soggetto della trilogia, ma funge da potente catalizzatore per l’esplorazione artistica di Shirin Neshat sulle contraddizioni dell’esilio e sulla ricerca di identità tra due culture. Attraverso la sua storia di artista bahá’í (religione) perseguitata e censurata. Attraverso l’ossessione per la visibilità digitale, Nasim Aghdam incarna il paradosso tra mondo interiore e aspettative esterne. Permettendo all’artista di smascherare l’ipocrisia politica, il razzismo sistemico e la mercificazione del corpo femminile nella società statunitense. La sua figura diventa così lo specchio attraverso cui la mostra riflette il costo umano dello sradicamento e il potere salvifico, ma anche autodistruttivo, dell’arte.

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.
Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.

Do U Dare!: tra realtà, illusione e il paradosso della visibilità

La trilogia Do U Dare! di Shirin Neshat si configura come un viaggio psicologico e visivo attraverso tre distinti paesaggi newyorkesi. Specchi distorti per esplorare il mondo interiore frammentato di Nasim Aghdam: il paradosso esistenziale tra realtà e illusione. Il primo dei luoghi è quartiere di Brooklyn, girato in bianco e nero, il realismo sociale documenta lo sradicamento e la disperazione silenziosa. Rivela la crudeltà nascosta dietro al modello di società statunitense: trasforma il raptus di ribellione di Nasim in un atto radicale. Protesta coerente contro l’indifferenza burocratica e l’alienazione culturale.

Il secondo episodio è ambientato nel cuore finanziario di Wall Street. Indaga la frenetica corsa alla fama e alla visibilità in un contesto disconnesso. Nasim Aghdam, raccontata dalla cinepresa, è una performer capace di catturare l’attenzione di una folla alienata, emotivamente svuotata. Ostenta il desiderio compulsivo di essere riconosciuta e la convinzione che la celebrità possa conferire potere e significato. 

Infine, il terzo film si svolge nello studio segreto di Nasim Aghdam, in un sobborgo di New York. Qui la narrazione si fonde con la dimensione magica e surreale per smascherare l’oggettivazione sessuale delle donne e le contraddizioni della cultura americana, mettendo in luce la grottesca disparità tra ricchezza estrema e povertà globale.

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.
Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.

Conclusioni stilistiche e informazioni utili

La trilogia si articola quindi come evoluzione stilistica, dal realismo al surrealismo. Shirin Neshat non si limita a raccontare la storia di una singola artista, ma offre una potente meditazione sulla Persona. Indaga l’intima profondità della fragilità mentale, l’ossessione artistica e il confine sottile tra creazione e autodistruzione. L’opera riflette il costo umano dell’esilio e la totale incapacità di distinguere tra immaginazione e realtà: alienazione totale tipica di chi cerca di integrarsi in un mondo nuovo. Il montaggio interroga lo spettatore sul potere salvifico dell’arte e sul prezzo da pagare per riappropriarsi della propria voce in un mondo che spesso cerca di silenziarla.

Scopri la mostra Do U Dare! di Shirin Neshat, presso Palazzo Marin: nel sestiere di San Marco, al numero civico 2541. Dal 9 maggio al 6 settembre 2026. L’ingresso è libero e gratuito per tutti i visitatori, che potranno accedere alle sale espositive durante gli orari di apertura standard della sede: dalle 10:00 alle 19:00, con chiusura il lunedì.

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.
Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples.

Informazioni utili

Dal 9 maggio al 6 settembre 2026

LUOGO: Palazzo Marin, Sestiere San Marco, 2541 | Venezia

ORARI: dal mercoledì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00

INGRESSO LIBERO

SITO UFFICIALE: Palazzo Marin

Fonti

Lia Rumma

Palazzo Marin

di Andrea Giove

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