
Dal 6 febbraio al 3 maggio 2026 i Musei Reali di Torino ospitano Beato Angelico negli occhi di Bartholomaeus Spranger. Giudizi Universali a confronto.
Il confronto tra i Giudizi: da Beato Angelico a Spranger
Se Beato Angelico è il rigore della luce che si fa dogma, Bartholomaeus Spranger incarna l’estetica manierista, dove l’immagine diventa artificio supremo. La sua biografia si snoda attraverso il gusto europeo: formatosi ad Anversa, approda in Italia nel 1565, assorbendo a Milano e Parma la lezione di Correggio e Parmigianino, per poi in seguito viaggiare verso la Francia e immergersi nella raffinatezza della scuola di Fontainebleau.
È a Roma, tuttavia, che il suo stile trova una prima consacrazione, ma la sua vera epifania avviene alla corte di Rodolfo II a Praga, negli stessi anni di Giuseppe Arcimboldi. In quell’atmosfera sospesa tra l’alchimia e il collezionismo enciclopedico che sfocia nelle celebri Wunderkammern, Spranger diviene il regista di una sensualità a tratti provocante. Le sue figure, spesso celate dietro il pretesto del mito classico, si muovono con un’eleganza distaccata, quasi diafana, trasformando la carne in una materia intellettuale.
In primo luogo, l’evento Beato Angelico negli occhi di Bartholomaeus Spranger. Giudizi Universali a confronto mette in dialogo diretto due visioni del medesimo tema. Da una parte, la straordinaria iconografia del Giudizio Universale elaborata da Beato Angelico (1425-1428), e dall’altra la tavola della Galleria Sabauda di Torino, eseguita dal fiammingo Bartholomaeus Spranger (1546-1611) per Pio V. Quest’ultima è dichiaratamente ispirata al modello del frate domenicano, divenendo così un ponte tra epoche. Di conseguenza, si svela come un prototipo figurativo che muta dal rigore del primo Rinascimento alle inquietudini del Manierismo.

Beato Angelico a Torino e i Savoia
Il ritorno della Madonna con Bambino di Angelico alla Galleria Sabauda non rappresenta soltanto il ripristino di un percorso espositivo, ma porta l’attenzione su una vicenda collezionistica straordinaria perché è testimonianza tangibile del progetto di musealizzazione di Carlo Alberto di Savoia. In un’epoca di riscoperta dei maestri rinascimentali, il sovrano concepì l’idea di una pinacoteca che fosse panorama organico delle scuole pittoriche italiane.
Questa operazione si inseriva così nel solco che stava portando alla nascita dei grandi musei “universali” in tutta Europa: l’obiettivo era la costruzione di una narrazione nazionale e scientifica del patrimonio. Inoltre, la tavola torinese è uno degli esiti più alti della produzione tarda dell’Angelico, infusa delle forme desunte dalla lezione dell’architettura antica. Così, Angelico tratta con una nuova spazialità monumentale i temi già accennati nella giovanile Madonna delle Ombre di San Marco.

Angelico e Spranger: misura e maniera a Torino
Nel Giudizio Universale della Sabauda assistiamo a questo passaggio cruciale: la struttura iconografica del passato viene tradotta in un linguaggio intriso di cultura italiana ma già proiettato verso la maniera internazionale. Quindi Spranger non si limita a ritrarre, ma coltiva lo scarto tra il visibile e l’immaginato, rendendo il confine tra sacro e letterario una soglia estremamente sottile.
Inoltre, il prestito eccezionale del capolavoro fiorentino, reso possibile dalla collaborazione tra la Direzione Regionale Musei Nazionali Toscana e i Musei Reali, permette di ratificare una trasmissione culturale che si perpetua nei secoli e si fa valore.
L’occasione espositiva celebra anche il ritorno a Torino della Madonna col Bambino (Madonna dell’Umiltà) di Beato Angelico, rientrata alla Galleria Sabauda dopo il prestito per la grande rassegna monografica svoltasi recentemente a Firenze: un rientro simbolico che si innesta in un più ampio progetto di valorizzazione dei Musei Reali, proponendo percorsi di rilettura delle proprie collezioni permanenti.


Un’opera che torna a Torino e il suo pubblico
Citando la direttrice dei Musei Reali di Torino Paola D’Agostino, quando un’opera d’arte torna “a casa” è sempre entusiasmante, non solo per la visione d’insieme delle opere nell’effetto corale dell’allestimento, ma anche per la consapevolezza e il senso di appartenenza del pubblico che a queste opere è in qualche modo affezionato. È perciò probabile che la stessa cosa accadrà anche con la Madonna con Bambino, un’opera toccante che darà la possibilità a chi la vorrà guardare davvero di trovare tangenze e differenze tra le produzioni dei due artisti.
Informazioni utili
Date: dal 6 febbraio al 3 maggio 2026
Orari: dal giovedì al martedì ore 9-19; mercoledì chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Dove: Musei Reali di Torino
Indirizzo: Piazzetta Reale 1, Torino
Biglietti: intero € 15, ridotto € 2 (dai 18 ai 25 anni)
Info e prenotazioni: mr-to.infoticket@cultura.gov.it ; gruppi e scuole: prenotazioni.museireali@rearonline.it
Sito ufficiale: www.museireali.beniculturali.it
Fonti
www.museireali.beniculturali.it