
Dal 6 febbraio al 26 maggio 2026 CUBO, museo d’impresa del gruppo Unipol a Bologna, ospita la mostra Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi.
La corsa allo spazio
In un periodo storico in cui la corsa allo spazio è un tema centrale nel dibattito pubblico, tra speranze, missioni private e promesse di sviluppo di nuova vita su altri pianeti, CUBO da spazio alla mostra personale del collettivo IOCOSE Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi, in occasione della nona edizione di das – dialoghi artistici sperimentali e di ART CITY Bologna 2026.
A cura di Federica Patti, il progetto affronta con uno sguardo critico il New Space, ovvero quella corrente di pensiero che propone la colonizzazione dello spazio come unico possibile futuro per l’umanità. Lo scopo della mostra è quello di indagare nei miti del movimento, che più che su fondamenti scientifici si basa su narrazioni che aumentano il desiderio, il consenso e il valore finanziario di pochi ”astro-imprenditori” globali, che non intendono lo spazio come orizzonte condiviso ma come simbolo di potere e capitale: un’idea ambiziosissima figlia della solita logica occidentale basa sulla conquista continua.
Il fenomeno del New Space Economy
Ultimamente si sentono sempre più spesso termini come New Space, Smart Space o New Space Economy. In effetti, tutti rientrano nella più grande categoria chiamata Space Economy. Questo non è un caso, perché questi termini indicano un cambiamento importante nel settore spaziale. Inoltre, mostrano il nuovo ruolo dello spazio nell’economia contemporanea.
Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), lo Space Economy comprende “tutte le attività e l’uso di risorse che creano valore e benefici per l’umanità attraverso l’esplorazione, la gestione e l’uso dello spazio”. Questa definizione è ampia, e indica che i confini del fenomeno sono ancora in evoluzione. In particolare, l’uso della parola economy per lo spazio è importante da notare. Infatti, dagli anni Cinquanta e Sessanta fino a molti decenni dopo, si parlava soprattutto di industria o settore spaziale, concentrandosi sulla progettazione e sul lancio dei primi satelliti. Oggi invece, l’approccio è più ampio: non si guarda solo alle attività spaziali, ma anche ai loro effetti economici e sociali.
Questo cambiamento da una visione industriale a una visione economica non ha una sola causa. Al contrario, ci sono diversi fattori. Tra i principali ci sono la nascita di imprese private come SpaceX, oltre al ruolo centrale del capitalismo nell’economia globale. Inoltre, lo sviluppo di tecnologie digitali sempre più avanzate permette di analizzare grandi quantità di dati.
Il progetto della mostra
È in questo clima di ideologie, speranze e dubbi, che si introduce il lavoro di IOCOSE, un collettivo artistico italiano fondato nel 2006 impegnato nell’analisi e nella critica delle retoriche del progresso tecnologico. Tramite le opere presentate nelle due sedi bolognesi di CUBO, Porta Europa e Torre Unipol l’obbiettivo di IOCOSE è quello di mostrare le contraddizioni della corsa allo spazio del XXI secolo, le sue ripercussioni sull’immaginario contemporaneo, sull’economia e sull’ecologia del nostro pianeta, mettendo in dubbio i miti dell’innovazione continua ed evidenziandone i fallimenti. Il collettivo utilizza vari media per esprimere nel modo più coerente i suoi concetti tra cui video e installazioni.
La nostra ricerca artistica verte sul fallimento del mito del progresso tecnologico ed il New Space ci pare al momento il miglior vettore per poterlo esplorare perché catalizza diversi aspetti per noi rilevanti: il fallimento delle speculazioni su questo mito, la sacralità che lo avvolge, le aspettative che noi umani abbiamo nei confronti del progresso tecnologico, come queste aspettative vengano diffuse, da quali interpreti, per quale pubblico, attraverso quale linguaggio.
IOCOSE
Il titolo della mostra è un rimando a Point Nemo, ovvero la zona dell’Oceano Pacifico più lontana da qualsiasi terra emersa, isolatissima e con bassa biodiversità, chiamata anche ”cimitero di veicolo spaziali” poiché utilizzata come area per smaltire satelliti e stazioni spaziali dismesse. Tramite un approccio concettuale che si concentra su piccoli dettagli e capovolgimento di senso, IOCOSE si serve di ironia e straniamento per offrire una prospettiva diversa sulle narrazioni attualmente dominanti dell’innovazione e del progresso.
Pointing Nemo connette lavori iconici quali Moving Forward (2016) a opere inedite prodotte appositamente e presentate in anteprima a CUBO, come Hic Sunt Dracones e PNT – Point Nemo Tower (2026).

La sede di Porta Europa
La mostra per das.09 si apre con Nemo Heights, la rappresentazione di un’agenzia futurista che imita i linguaggi e la comunicazione del NewSpace, promotrice di viaggi e investimenti spaziali. All’esterno della sede di Porta Europa, si trova la grande struttura geodeticaThe Hollow Chorus (Geodome) (2021). All’interno si trovano lavori quali Moving Forward (2016), ovvero un tapis roulant su cui il fruitore può fare fisicamente esperienza di un continuo movimento privo di un avanzamento reale, metafora di un progresso infinito, vuoto e ripetitivo e il video Going to Earth to Benefit Space (2022) che smentisce uno degli slogan centrali del NewSpace, ovvero che l’obbiettivo dei viaggi spaziali sia aiutare la Terra, mostrando invece come il mito della salvezza umana tramite la migrazione su un altro pianeta è solo un pretesto per deresponsabilizzarsi dalla crisi climatica.
La sede di Torre Unipol
Nella sede di Torre Unipol, la Torre diventa uno spazio simbolicamente rovesciato che guarda al futuro come se già fosse passato e inscena quello che il progresso potrebbe lasciarsi indietro: scarti, rovine simboliche, fale promesse, accanto a video promozionali e gadget da collezione. Nelle opere Hic Sunt Leones (2024) e Hic Sunt Dracones, in cui l’epoca antica di esplorazioni coloniali interagisce con le nuove geografie spaziali su grandi stampe in tessuto rip-stop: queste installazioni sono strutturate come paracaduti e rielaborano le antiche diciture usate per indicare territori inesplorati e pericolosi, trascritte in codice binario e sovrapposte a immagini di precipitazioni su Point Nemo. La serie di stampe circolari The Fortune Teller (2020) fa da capolinea al percorso, un’opera che suggerisce un futuro limitato a profezia automatizzata, in cui l’individuo è succube di un destino precostituito.
Come da tradizione, la rassegna das include eventi, incontri e discussioni al fine di approfondire ulteriormente il tema del progetto, scambiarsi pareri e scaturire delle riflessioni.

Il collettivo IOCOSE
Fondato a Bologna nel 2006 da Matteo Cremonesi, Filippo Cuttica, Davide Prati e Paolo Ruffino, IOCOSE sin dagli esordi indaga l’avanzamento tecnologico e l’idea di progresso infinito, esponendone il fallimento tramite critica, ironia e surrealismo tramite nuovi immaginari, iconografie e punti di vista diversi. Il collettivo si conferma uno dei maggiori mediatori artistici nella riflessone sul rapporto tra tecnologia, futuro e società, esponendo in importanti istituzioni internazionali quali la Tate Modern di Londra, il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e il Fotomuseum Winterthur in Svizzera.
INFORMAZIONI UTILI
DATE:
6 febbraio – 26 maggio 2026
SEDI DI MOSTRA:
CUBO in Porta Europa, Piazza V. de Mello 3 e CUBO in Torre Unipol, via Larga, 8 – Bologna
ORARI:
Lun, 14 -19. Mar – Ven, 9:30 – 20. Sab, 9:30 – 14:30. Dom chiuso.
INGRESSO:
Libero
TELEFONO:
+39 051 507 6060
SITO UFFICIALE:
Fonti
Il fenomeno New Space Economy: cosa sta cambiando nello spazio e chi ne sono gli artefici