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Palazzo Roverella dedica una mostra a Vilhelm Hammershøi

Vilhelm Hammershøi, Sunshine in the Drawing Room III. Strandgade 30, 1903. Stoccolma, Nationalmuseum
Vilhelm Hammershøi, Sunshine in the Drawing Room III. Strandgade 30, 1903. Stoccolma, Nationalmuseum

Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025, Palazzo Roverella di Rovigo ospiterà la prima mostra in Italia dedicata a Vilhelm Hammershøi.

Prima mostra in Italia

Negli ultimi anni, l’opera di Hammershøi (Copenaghen, 1864-1916) è stata oggetto di una crescente riscoperta, trasformandolo da figura quasi dimenticata a uno degli artisti più richiesti a livello globale. Il mercato ha visto un’impennata straordinaria delle sue quotazioni, con aumenti esponenziali nel giro di pochi mesi, mentre i musei di tutto il mondo si contendono le sue opere per organizzare prestigiose retrospettive.

La mostra di Palazzo Roverella è la prima in Italia dedicata al pittore danese, rendendo l’iniziativa un evento di portata eccezionale. Oltre a presentare i capolavori di Hammershøi, l’esposizione li metterà in dialogo con le opere di importanti artisti suoi contemporanei, con particolare attenzione all’Italia, ai Paesi scandinavi, alla Francia e al Belgio. Vilhelm Hammershøi è il più grande pittore danese della sua epoca e una delle figure più geniali dell’arte europea tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

La mostra, curata da Paolo Bolpagni e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, si propone di indagare aspetti ancora poco esplorati dell’opera di Hammershøi, avvalendosi di ricerche documentarie che possano rivelare elementi inediti e di approfondimenti critici su temi di grande interesse. Tra questi, il topos della figura ritratta di spalle, il motivo degli interni silenziosi e dei paesaggi privi di presenze umane, l’isolamento esistenziale dell’artista e la caratteristica povertà cromatica delle sue opere.

La mostra

“Hammershøi e i pittori del silenzio”, ospitata a Palazzo Roverella, non si limita a offrire al pubblico italiano l’opportunità di conoscere più da vicino le opere di un artista straordinario, celebre per l’intimismo minimalista dei suoi interni e per l’atmosfera inquieta che emerge dal suo apparente rigorismo ma approfondirà i quattro ambiti fondamentali della ricerca dell’artista. Questi sono gli interni, le vedute architettoniche – quasi sempre prive di presenze umane – i ritratti e la pittura di paesaggio. Particolare attenzione sarà riservata, per la prima volta, al legame di Hammershøi con l’Italia, sia dal punto di vista iconografico – come dimostra la sua raffigurazione della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, visitata a Roma – sia in relazione alla presenza delle sue opere in esposizioni storiche, tra cui la Quadriennale di Roma del 1911. Inoltre, l’indagine si concentrerà sull’influenza che la conoscenza diretta o mediata delle opere di Hammershøi ebbe su artisti italiani fino agli anni Trenta del Novecento.

Il percorso espositivo metterà in luce affinità e differenze tra l’artista danese e figure come i francesi Émile-René Ménard, Henri Duhem, Lucien Lévy-Dhurmer, Charles Marie Dulac, Henri Le Sidaner, Charles Lacoste e Alphonse Osbert; i belgi Fernand Khnopff, Georges Le Brun e William Degouve de Nuncques; gli olandesi Jozef Israëls e Bernard Blommers; la svedese Tyra Kleen; i danesi Peter Vilhelm Ilsted, Carl Holsøe e Svend Hammershøi. Il dialogo si estenderà anche agli italiani Umberto Prencipe, Giuseppe Ar, Oscar Ghiglia, Vittore Grubicy de Dragon, Mario de Maria, Giulio Aristide Sartorio, Vittorio Grassi, Orazio Amato, Umberto Moggioli, Domenico Baccarini, Giuseppe Ugonia, Francesco Vitalini e Mario Reviglione.

A completare l’esperienza espositiva, un ricco catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.

Vilhelm Hammershøi, Interno della chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma, 1902, Odense, Kunstmuseum Brandts © Kunstmuseum Brandts
Vilhelm Hammershøi, Interno della chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma, 1902, Odense, Kunstmuseum Brandts © Kunstmuseum Brandts

Vilhelm Hammershøi

Pur condividendo con altri interpreti della poetica del silenzio temi come la solitudine, le vedute urbane deserte e i paesaggi dell’anima, Hammershøi si distingue per un elemento ulteriore, più sottile e inquietante. Le sue figure femminili, quasi sempre ritratte di spalle, e i suoi interni domestici, in apparenza ordinati e sereni, suggeriscono un’atmosfera carica di tensione, lasciando trapelare il sospetto di drammi nascosti o l’attesa di eventi inquietanti. La sua arte, permeata da un senso di claustrofobia e mistero, cela un’inquietudine profonda, quasi torbida, che affascina e inquieta al tempo stesso.

La vita stessa di Hammershøi, segnata da frequenti viaggi – soprattutto in Italia, Inghilterra e Paesi Bassi – ma profondamente solitaria, solleva interrogativi affascinanti e enigmatici. Nonostante il matrimonio, mantenne un legame estremamente stretto, quasi simbiotico, con la madre, al punto da tornare spesso a dormire da lei. La moglie e musa prediletta, Ida Ilsted, fu segnata da una grave malattia mentale, aggiungendo un ulteriore velo di inquietudine alla sua esistenza. La sua pittura, carica di un silenzio denso e misterioso, venne descritta come nevrastenica e influenzò profondamente il grande regista Carl Theodor Dreyer, il cui cinema avrebbe ripreso quell’atmosfera sospesa, intrisa di attesa e tensione sotterranea.

Informazioni utili

Quando: Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025
Dove:
Palazzo Rovella, Rovigo
Indirizzo:
Via Laurenti 8/10, Rovigo
Costo del biglietto
:
INTERO 14 €
RIDOTTO 12 €
Orari:
da lunedì a venerdì  9.30 – 18.30
sabato, domenica e festivi 9.00 – 17.00
Contatti:  0425 460093  info@palazzoroverella.com

FONTI

Studioesseci
Palazzo Rovella
Arte.it

di Irene Tassi

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