
Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la Galleria Borghese ospita una mostra di Wangechi Mutu, dal titolo Poemi della terra nera.
Con questa esposizione la Galleria Borghese continua il suo impegno nell’arte contemporanea, dopo le mostre Gesti Universali di Giuseppe Penone (2023) e Louise Bourgeois. L’inconscio della memoria (2024), proponendo un nuovo modo di vedere lo spazio, è rinnovato da connessioni e prospettive attraverso la visione di un’importante artista internazionale.
Nuove narrazioni tra terra e tempo
Il progetto è concepito come un intervento site-specific che si sviluppa nelle sale interne del museo, sulla facciata e nei Giardini Segreti. L’intento muove dall’interesse del museo nei confronti della poesia. Wangechi Mutu sfida la tradizione classica, attraversando sospensioni, forme frammentate e nuove mitologie immaginate. In questo modo crea un dialogo tra il linguaggio contemporaneo dell’artista e l’autorità antica.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, opponendosi al significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione.
Poemi della terra nera ci invita a superare punti di vista fissi, spostando il nostro sguardo per far convivere diverse narrazioni. Il museo viene così rivelato non solo come uno spazio di memoria, ma anche come un luogo di immaginazione e cambiamento. Gli interventi di Wangechi Mutu incoraggiano gli spettatori a vivere il museo in un modo nuovo, a guardare non solo ciò che è esposto, ma anche ciò che è nascosto o reso invisibile.


La trasformazione del museo tra mito e materia
Il titolo evoca il significato della pratica duplice dell’artista, tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia come argilla, appare in molteplici geografie. Infatti la ritroviamo anche nei Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario di Mutu. Le sculture sembrano emergere da questa terra, quasi come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti e poesie. La metafora evidenzia la potenza creativa e trasformativa del suo lavoro: saldo nella materialità, ma aperto a molteplici interpretazioni nel futuro.
I materiali, tra cui bronzo, legno, piume, terra, carta, acqua e cera, sono cruciali per l’etica della mostra. Il bronzo, in questo caso, perde il suo significato tradizionale per diventare uno strumento di memoria ancestrale, di recupero e di molteplicità. Inserendo materiali organici e mutevoli in un ambiente solitamente dominato da marmo, stucco e superfici dorate, l’artista mette in luce la sua poetica della trasformazione e del cambiamento continuo. Con questo approccio anticipa un tema che sarà centrale nel programma espositivo del museo nel 2026: le metamorfosi.

Il percorso espositivo
La mostra è divisa in due sezioni complementari. All’interno della Galleria Borghese, Mutu rivede l’orientamento spaziale. Infatti le sue sculture non nascondono mai la collezione Borghese, ma anzi si integrano ad essa. Sono presenze eteree che si librano nell’aria, volano leggere o si appoggiano su superfici orizzontali. Per esempio opere come Ndege, Suspended Playtime, First Weeping Head e Second Weeping Head sfidano la gravità, pendendo delicatamente dai soffitti. Così il campo visivo del museo si trasforma, offrendo nuove modalità di percezione al nostro sguardo.
All’esterno invece si dispiegano The Seated I e The Seated IV. Si tratta di due moderne cariatidi realizzate per la facciata del MOMA di New York. Nyoka, Heads in a Basket, Musa e Water Woman reinterpretano i vasi primordiali come spazi di trasformazione. Con The End of eating Everything, Mutu espande il proprio linguaggio artistico attraverso il video. Così aggiunge una dimensione temporale e immersiva alla sua continua esplorazione del mito.
Queste opere creano nuove forme ibride, in parte umane e in parte mitologiche, ispirandosi alle tradizioni dell’Africa orientale e alle sue cosmologie. La loro presenza nei giardini e sulla facciata contrasta con l’ordine classico del luogo. Così la forma utopica è messa in discussione a favore di una presenza spirituale. Anche il suono è protagonista della mostra: ad esempio dal ritmo sospeso di Poems for my Great Grandmother I al testo pronunciato in Grains of War.
La mostra prosegue all’American Academy in Rome, dove è esposta Shavasana I. La figura in bronzo, sdraiata e coperta da una stuoia di paglia intrecciata, è intitolata alla posa di yoga “shavasana” (posa del cadavere) e si ispira a un reale fatto di cronaca. La collocazione nell’atrio dell’Accademia fa da cassa di risonanza al concetto di morte, abbandono e dignità del vivere.


INFORMAZIONI UTILI
DATE: dal 10 giugno al 14 settembre 2025
LUOGO: Galleria Borghese, Roma
INDIRIZZO: Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma, Italia
ORARI: da martedì a domenica, dalle 9.00 alle 19.00
BIGLIETTI: intero: €15,00; ridotto: €2,00 (ragazzi dai 18-25 anni); gratuito: minori di 18 anni
EMAIL: ga-bor@cultura.gov.it
TELEFONO: +39 068413979
SITO UFFICIALE: Galleria Borghese
Fonti
Wangechi Mutu – “Poemi della terra nera”