
L’artista curdo-turco Ahmet Güneştekin presenta la mostra Silenzio presso Palazzo Gradenigo, visitabile dal 6 maggio al 1° novembre.
L’universo poetico di Güneştekin
La mostra “Silenzio” è un progetto espositivo che unisce sculture e dipinti, articolato tra piano terra, primo piano e spazi esterni. Nel percorso sono presenti 11 sculture in bronzo e altrettanti dipinti a olio sui due livelli.
Di conseguenza, l’allestimento costruisce un universo condiviso in cui scultura e pittura dialogano, così come realtà e astrazione, dimensione sociale e trascendente. Inoltre, da questa relazione emerge un valore politico, poiché la mostra propone convivenza e dialogo tra popoli, comunità, nazioni e città.
Infine, emergono i temi centrali della ricerca dell’artista, ponte tra passato e futuro e tra Oriente e Occidente. La sua poetica si fonda su memoria e reminiscenza come strumenti di resilienza e rinascita, attraverso miti, storie dimenticate, simboli e tradizioni. Le opere a Palazzo Gradenigo trasformano queste tracce in esperienze emotive e cognitive, rendendo i ricordi individuali parte della memoria collettiva.

Corpi sospesi nel tempo
Le sculture, realizzate nei laboratori dell’artista a Istanbul, costituiscono una produzione inedita e site-specific di grandi dimensioni e raffigurano una comunità eterogenea di figure umane. In particolare, tra queste compaiono la giovane donna che accoglie il visitatore all’ingresso, in dialogo con le antiche decorazioni di facciata, e gli operai del restauro dell’edificio, rappresentati con abiti e strumenti da lavoro. Inoltre, queste figure, talvolta affaticate o assortite, si integrano nello spazio espositivo fino a confondersi con il pubblico, mentre alcuni elementi simbolici come animali e teschi richiamano il linguaggio visivo dell’artista.
Pertanto, l’insieme delle opere introduce una sospensione del tempo che collega passato e futuro, attivando una dimensione di memoria collettiva e archeologica. In questo scenario si inseriscono anche visitatori anonimi che si mescolano ai presenti, generando un continuo scambio tra opera e realtà.
Parallelamente, il percorso si chiude con l’autoritratto dell’artista, collocato al piano terra, che attraverso il gesto del silenzio, ispirato ad Arpocrate, invita a distinguere tra il caos esterno e lo spazio interno del palazzo, richiamando una condizione di contemplazione e una più profonda attenzione alle opere.


Le porte del tempo: un viaggio attraverso il colore e la memoria
Ai diversi piani, accanto alle sculture in bronzo, sono esposti anche dipinti di grandi dimensioni realizzati con olio su tela e altri materiali. Si tratta di undici opere a parete che, infatti, si distinguono per la particolare tecnica pittorica con cui l’artista costruisce la superficie, combinando elementi astratti e geometrici con iconografie ispirate alle antiche civiltà del Mediterraneo e della Mesopotamia.
Inoltre, elemento centrale è la forza espressiva del colore che, attraverso stratificazioni e sottili incisioni della materia pittorica, genera superfici vibranti e luminose, capaci di produrre una forte intensità percettiva. Di conseguenza, questo procedimento costruisce un ritmo visivo continuo, quasi musicale, in cui pieni e vuoti si alternano.
Infine, al centro di ogni dipinto compaiono porte antiche recuperate in Anatolia e rielaborate dall’artista con un ricco apparato simbolico che intreccia motivi decorativi e figure mitologiche. In questo modo, le opere costruiscono un immaginario che unisce tempi e culture differenti, in dialogo diretto con le sculture collocate nello spazio espositivo.

Ascoltare il silenzio: tra memorie spezzate e voci ritrovate
«Nel silenzio ascolto voci perdute e memorie invisibili», afferma l’artista, per cui il “silenzio” non è solo assenza di suono, ma infatti nell’epoca del sovraccarico di stimoli diventa uno spazio necessario per ascolto, riflessione ed empatia.
Allo stesso tempo, il silenzio ha un valore politico e culturale: è quello imposto a chi soffre, si ribella o viene privato della propria lingua. È il silenzio di culture censurate, libri bruciati e identità cancellate. Tuttavia viene trasformato in memoria, resistenza e rinascita, diventando testimonianza.
«Con questo spirito – spiega il curatore della mostra Sergio Risaliti – Güneştekin raduna gli scarti e le rovine delle antiche civiltà, ha cura dei frammenti e dei resti, ascolta la voce sommessa del popolo, quella delle comunità, con il desiderio di riparare fratture ed elaborare ferite provocate dalla Storia e dal Potere».

Informazioni utili
DATE MOSTRA: Dal 6 maggio al 1° novembre 2026.
ORARI: Dal martedì alla domenica dalle ore 10:00 alle ore 18:00 (ultimo ingresso alle ore 17:00).
LUOGO: Palazzo Gradenigo, Fondamenta Rio Marin, Campo Santa Giustina a Venezia.
SITO WEB: Fondazione Ahmet Güneştekin