
Dal 3 marzo al 3 maggio 2026 il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano presenta NON DIMENTICARTI. L’esperienza di Sacra Famiglia e la cura dell’Alzheimer, una mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione Sacra Famiglia, che riunisce 60 fotografie di Enrico Zuppi, Gianni Berengo Gardin e Marianna Sambiase, a cura di Giovanna Calvenzi. L’esposizione inaugura inoltre una collaborazione pluriennale tra due importanti realtà della Diocesi ambrosiana, accomunate dalla volontà di riflettere sulle Opere di Misericordia come esperienza concreta e generativa di capitale umano.
L’obiettivo è offrire uno sguardo delicato e inedito sul tema complesso dell’Alzheimer e delle demenze, mettendo l’accento sul valore e il mistero dell’identità umana di fronte alla fragilità. […] Sta a noi trovare il modo di entrare in relazione con tutti, come i nostri operatori fanno ogni giorno e come chiunque può imparare a fare, se si lascia interrogare da questa realtà
Monsignor Bruno Marinoni, Presidente Fondazione Sacra Famiglia
NON DIMENTICARTI.
Il progetto espositivo si articola in tre sezioni che, ripercorrendo la storia della Fondazione Sacra Famiglia dal 1896 fino a oggi, trasformano la memoria in uno strumento per interrogare il presente e invitare il visitatore a posare lo sguardo sull’altro, anche il più fragile, riconoscendo il mistero che abita ogni persona.
La mostra nasce anche per celebrare i 130 anni della Fondazione e propone uno sguardo delicato e inedito sul tema complesso dell’Alzheimer e delle demenze, mettendo al centro il valore dell’identità umana di fronte alla vulnerabilità e alla perdita progressiva della parola. L’idea che attraversa l’intero percorso è che la persona resti preziosa e degna di relazione anche quando non riesce più a comunicare verbalmente, e che spetti alla comunità trovare nuove forme di incontro e ascolto. In questa prospettiva la fotografia, linguaggio a cui il Museo Diocesano Carlo Maria Martini dedica da tempo particolare attenzione, diventa strumento privilegiato per leggere l’uomo e la realtà: attraverso gli sguardi di Enrico Zuppi, Gianni Berengo Gardin e Marianna Sambiase, dal secondo dopoguerra a oggi, la cura emerge come gesto concreto e quotidiano, capace di farsi memoria, presenza e relazione, accorciando le distanze e restituendo dignità.

Marianna Sambiase
Il percorso prende avvio da un nucleo di fotografie di Marianna Sambiase, educatrice presso il Nucleo Alzheimer della RSA San Pietro della Fondazione Sacra Famiglia. Nel suo lavoro il tema complesso e delicato della malattia non viene affrontato attraverso la rappresentazione degli spazi di cura o delle terapie, ma attraverso un avvicinamento diretto alle persone: ai volti, ai gesti, alle mani segnate dalla sofferenza, a quelle piccole incongruenze che raccontano la frattura della memoria. Le sue immagini rivelano come, anche nella fragilità più estrema, persista un bisogno profondo di riconoscimento, capace di interpellare chiunque si lasci coinvolgere dallo sguardo dell’altro. La fotografia diventa così non solo testimonianza, ma strumento di relazione: uno sguardo che si fa presenza e un’estensione della cura stessa, capace di custodire e restituire l’identità dei pazienti oltre la fragilità della malattia.

Enrico Zuppi
La mostra prosegue con un nucleo dedicato alla storia della Sacra Famiglia, raccontata attraverso le fotografie realizzate nel 1946 da Enrico Zuppi (1909-1992). Si tratta di un ampio reportage eseguito negli anni immediatamente successivi alla guerra, quando l’istituto accoglieva non solo i cosiddetti “incurabili della campagna”, ma anche orfani, feriti e persone rimaste senza casa.
In queste immagini, dunque, la quotidianità diventa protagonista: i giochi nei cortili, le cure, le attese, i momenti di lavoro e quelli di riposo. Inoltre, Zuppi alterna ritratti intensi a scene collettive, costruendo un racconto visivo coerente e partecipe. Il suo è un linguaggio diretto, privo di enfasi, capace però di restituire con immediatezza la dignità dei soggetti.Allo stesso tempo, lo sguardo è umanista e sensibile: si sofferma sui volti, sui gesti, sulle relazioni, trasformando frammenti di vita in immagini di valore universale. Non c’è ricerca del sensazionale, ma attenzione alla verità delle situazioni.

Gianni Berengo Gardin
La terza sezione presenta un gruppo di scatti di Gianni Berengo Gardin (1930-2025), chiamato nel 2011 a raccontare la vita in Sacra Famiglia. Il suo inconfondibile bianco e nero definisce subito il tono del percorso: essenziale, rigoroso, profondamente umano.
In queste immagini, infatti, la quotidianità della Casa diventa materia narrativa. Le terapie, la scuola, le relazioni tra ospiti e operatori, i momenti di gioco sono osservati con discrezione e attenzione.
Berengo Gardin costruisce così un racconto coerente, in cui ogni fotografia dialoga con la successiva. Da un lato, gli ambienti sono inquadrati con precisione, restituendo la dimensione concreta degli spazi; dall’altro, i ritratti emergono con delicatezza, mettendo al centro le persone e la loro dignità.
Ne deriva una narrazione partecipe ma mai invasiva. Piuttosto che enfatizzare, il fotografo testimonia; piuttosto che interpretare, osserva. E proprio in questa misura risiede la forza delle immagini, capaci di emozionare e, al tempo stesso, di restituire con autenticità la complessità della vita all’interno dell’Istituto.
INFORMAZIONI UTILI
DATE: dal 3 marzo al 3 maggio 2026
LUOGO: Museo Diocesano Carlo Maria Martini
INDIRIZZO: Milano, Piazza Sant’Eustorgio, 3
ORARI: Martedì-Domenica 10.00-18.00
BIGLIETTI: Intero 9€ – Ridotto e gruppi 6€ – Scuole e oratori 4€
TELEFONO: 02 8942 0019
E-MAIL: info.biglietteria@museodiocesano.it
SITO UFFICIALE: Chiostri di Sant’Eustorgio
Fonti
Chiostri di Sant’Eustorgio – Mostra NON DIMENTICARTI