
Villa Visconti Borromeo Litta // Lainate // Milano // Lombardia – Villa storica risalente al XVI secolo, famosa per il suo Ninfeo.
Contesto
In Lombardia, nel territorio della città metropolitana di Milano, si trova il comune di Lainate. Questo borgo è impreziosito dalla presenza della Villa Visconti Borromeo Litta, una sontuosa dimora nobiliare che trae le sue origini dal Cinquecento e che tuttora affascina la moltitudine di turisti che la visitano insieme ai suoi giardini e soprattutto al suo Ninfeo.
Il complesso della Villa si estende su un territorio di circa tre ettari e comprende più edifici. Esso infatti è composto da un palazzo cinquecentesco e da un palazzo settecentesco che comunicano attraverso i vasti giardini con l’”edificio di frescura”, meglio conosciuto come Ninfeo. Quest’opera idraulica ospita una successione di grotte artificiali, impreziosite da stalattiti in tufo e conchiglie; vi sono anche intere sale rivestite con mosaici di ciottoli bianchi e neri o dipinti. In questi ambienti si svolgono, oggi allo stesso modo dell’epoca, suggestivi giochi d’acqua: imprevedibili zampilli, piccole cascate, spruzzi di varia gittata si incrociano e fuoriescono sia dal pavimento che dalle pareti.

Sito Ufficiale
villalittalainate.it
Siti correlati
Wikipedia
amicivillalitta.it
Collegamenti esterni
lombardiabeniculturali.it
fondoambiente.it
Indirizzo
Largo Vittorio Veneto, 12, 20045 Lainate (MI)
Storia
Fu il conte Pirro I Visconti Borromeo nel 1585 a ideare il complesso di quella che oggi è la Villa Litta di Lainate, ampliando un possedimento agricolo del Trecento e trasformandolo in un luogo di rappresentanza con l’intento di sorprendere e divertire chiunque vi entrasse. Essendo un amante dell’arte, Pirro conseguì tale scopo con la collaborazione dei migliori artisti lombardi a lui contemporanei, quali l’architetto Martino Bassi, i pittori Camillo Procaccini e Pier Francesco Mazzucchelli conosciuto come il Morazzone e gli scultori Francesco Brambilla Il Giovane e Marco Antonio Prestinari. Bassi ideò il Ninfeo come luogo dove esporre una collezione di dipinti, sculture e oggetti di vario genere. Procaccini decorò gli interni della dimora con i caratteristici mosaici con ciottoli colorati, mentre il Morazzone dipinse il Mercurio all’ingresso.
La Villa resta sostanzialmente invariata fino al secondo decennio del XVIII secolo. Nel 1721 infatti l’ultimo erede della famiglia, Giulio Visconti Borromeo Arese, fece costruire un secondo edificio, il palazzo occidentale detto anche “Quarto Nuovo”. Trent’anni dopo circa la residenza passa al genero di Giulio, il marchese Antonio Litta, che volle risistemare il parco secondo il gusto tardo settecentesco che all’epoca spopolava nelle dimore nobiliari milanesi, con l’inserimento di enormi fontane. Durante questi rifacimenti, la nuova decorazione della sala da pranzo fu affidata a Giuseppe Levati, pittore dell’Accademia di Brera. All’inizio dell’Ottocento invece l’architetto Luigi Canonica inserì un boschetto paesaggistico “all’inglese” nei giardini.
Il declino della famiglia Litta, che si batté per l’Unità d’Italia, portò alla confisca della Villa da parte dello Stato nel 1870. Dopo alcuni passaggi di proprietà, la residenza subì una significativa decadenza fino al 1970, quando la comprò il Comune di Lainate. Questa data segnò l’inizio della rinascita anche grazie alla collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Milano e con il concorso di interventi privati e pubblici. Oggi Villa Litta rivive con lo stesso splendore che la caratterizzava un tempo.

Credits Cecilia Cattaneo 
@bilikeadreamer 
Credits Alberto Lobo 
@ Cecilia Cattaneo 
Credits Alessio Gagliardi 
@ Cecilia Cattaneo
Architettura
Il complesso della Villa Litta di Lainate si estende su un asse lungo circa trecento metri che si sviluppa da nord a sud. Ai lati di questa linea si sviluppano sia gli spazi edilizi che quelli ornamentali. L’edificio che risale al ‘500 è il più antico della villa, ha pianta rettangolare e conserva il suo spirito originale grazie al porticato architravato composto da colonne binate dotate di capitelli e con volte affrescate restaurate negli anni ’70 del Novecento. Al piano terra vi è la “Rotonda del Mercurio”, una sala circolare con nicchie e soffitto affrescato ritraente il dio stesso. Da qui si accede alle sale limitrofe, tra le quali si distinguono la Sala di Enea e la Sala della Caccia, entrambe arricchite da affreschi del tardo Cinquecento lombardo ritraenti vicende mitologiche o scene legate al contesto rurale in cui sorse la Villa.
Sul lato opposto del cortile d’ingresso si staglia il palazzo settecentesco, chiamato anche “Quarto Nuovo” caratterizzato da tre piani e una facciata composta da mattoni a vista. Anch’esso presenta un portico, questa volta con colonne raccolte a gruppi di tre ma volutamente disposte a triangolo per non discostarsi visivamente da quelle del palazzo del Cinquecento.
Il piano terra è diviso in undici stanze (la maggior parte con soffitti affrescati) che mettono in mostra la funzione ludica per la quale il palazzo è stato concepito. Tra queste vi sono ad esempio la Sala delle Assi, con una decorazione molto simile all’omonima sala dipinta da Leonardo Da Vinci nel Castello Sforzesco di Milano, e la Sala del Biliardo, che ospita appunto un grande tavolo da biliardo. Al piano superiore c’è il maestoso Salone della Musica, la sala da ballo che occupa due piani in altezza e presenta delle balconate per i musicisti.
Il grande parco occupa uno spazio di circa tre ettari e sin dalle sue origini doveva essere diviso in orti, agrumeti e giardini. esso segue l’estensione dei due assi principali, nord-sud ed est-ovest, su cui sono state poste le due grandi fontane di Galatea e di Nettuno. Vi sono anche un’Esedra con la nicchia che ospita il gruppo scultoreo del “Ratto delle Sabine o di Proserpina” e due Serre in ferro e vetro in stile Liberty. Il “boschetto all’inglese” progettato da Luigi Canonica si erge su modesti dislivelli del terreno e presenta per lo più piante dal fusto alto e cespugli. Il giardino della villa è stato premiato nel 2016 come uno dei più bei parchi pubblici d’Italia.
Il Ninfeo, progettato da Martino Bassi e realizzato tra il 1585 e il 1589, è uno dei più grandi esempi di arte e cultura rinascimentale in Lombardia ed è il luogo più rappresentativo della Villa Litta di Lainate. Rappresenta materialmente l’estro e la personalità artistica del committente Pirro I, una sintesi tra natura e cultura e il luogo perfetto in cui ospitare le sue ricercate collezioni.
La struttura a pianta simmetrica ospita infatti mosaici, statue, grottesche che si rifanno a un contesto romano classico ed è animata da fontane ed elementi di natura idraulica che animano costantemente gli ambienti e le grotte.
Da segnalare nell’emiciclo del Ninfeo la presenza della “Vegia tuntona”, una statua raffigurante Venere che si bagna, che è una delle sculture più importanti del complesso, pur essendo una copia. L’originale infatti si trova nel museo della Villa e fu realizzato nel 1589 da Giulio Cesare Procaccini, che si rifece ad una scultura del Giambologna.
| Giorni di apertura | Giovedì, sabato, domenica |
| Orari di apertura | Variabili in concomitanza di eventi privati; consultare il sito ufficiale |
| Biglietti | Palazzi: 5€. Ninfeo: 12€ intero, 10€ ridotto |
| Prenotazione | Sì |
| Visita guidata | Visite soggette a variazioni; consultare il sito ufficiale |
Fonti
villalittalainate.it, wikipedia, amicivillalitta.it, lombardiabeniculturali.it.
Fonti fotografiche
Cecilia Cattaneo, Alberto Lobo, @bilikeadreamer (Instagram), Alessio Gagliardi
Immagine in evidenza: Cecilia Cattaneo.