Il capolavoro medievale di San Vincenzo al Galliano

Basilica di San Vincenzo al Galliano, Credits @davideluatti

San Vincenzo al Galliano//Cantù//Como//Lombardia – Chiesa medievale affrescata fondata da Ariberto d’Intimiano nell’XI secolo

Contesto

La Basilica e il Battistero di San Vincenzo a Cantù si trovano situati in cima al colle Galliano, al di sopra dell’area urbana. Gli edifici presentano entrambi molto semplici, poiché sono privi di particolari elementi decorativi. In aggiunta, la muratura, in grossi ciottoli a vista, è realizzata con la tecnica dell’ “opus mixtum”. Tuttavia, ciò che cattura l’attenzione sono gli affreschi molto estesi lungo le pareti.

Poiché si tratta della maggiore testimonianza degli inizi del nuovo linguaggio “romanico” in Lombardia, si tratta di un complesso architettonico di primaria importanza.
Inoltre, l’essenzialità dell’impianto si ispira idealmente al modello delle basiliche colonnate di tradizione romana. Tuttavia, si tratta di un caso caratterizzato dal forte sperimentalismo, nel quale soluzioni tradizionali vengono declinate a favore delle nuove esigenze di culto.

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Storia

La prima basilica venne fondata quasi sicuramente intorno alla metà del V secolo. Gli scavi condotti nel 1999 nel battistero hanno fatto emergere un complesso edilizio. Probabilmente si trattava di parte di una villa rustica, già demolita in età tardoantica. Dunque, inizialmente la prima chiesa sorgeva in relazione a un insediamento romano.

La sua ricostruzione risale all’inizio del XI secolo e fu voluta da Ariberto d’Intimiano, futuro vescovo di Milano dal 1018 al 1045.
In particolare gli interventi sono dovuti alla volontà di sottolineare il rango di Capopieve. A questo proposito affiancò alla Basilica l’edificio battesimale. Perciò, la chiesa tardoantica venne completamente demolita e sostituita da un edificio a tre navate con un campanile. Infine, a opera completata, il 2 luglio 1007, Ariberto consacrò la basilica e la dedicò a San Vincenzo.

Invece, la cripta, nucleo della chiesa più antica del V secolo, venne progettata per accogliere i resti di Sant’Adeodato. Dunque, il suo valore è fondamentale all’interno del complesso. In aggiunta, questo spazio preannuncia i futuri sviluppi delle soluzioni voltate del romanico lombardo.

Per via dell’ingrandimento del borgo di Cantù, durante il XII secolo, il nucleo periferico di Galliano iniziò ad essere tralasciato. Di conseguenza, il complesso religioso, conobbe una fase di degrado ed abbandono.
Dunque, la Basilica venne trasformata in magazzino e, successivamente, in casa colonica fino all’acquisto da parte di privati. Nel 1801 venne anche sconsacrata.
Durante i secoli la cripta rimase intatta, soprattutto grazie all’affresco della “Madonna del Latte”. Infatti, questo continuava ad essere oggetto di culto.

Tuttavia, una svolta positiva si ebbe all’inizio del Novecento, in relazione ad un crescente interesse per il patrimonio culturale.
Di conseguenza, la Basilica di Galliano venne inserita nell’elenco ufficiale dei monumenti nazionali, impedendone qualunque manomissione. Perciò, iniziò il recupero della basilica, il che implicava numerosi lavori di restauro.
Infine, nel 1934 l’edificio fu riconsacrato e, nel maggio del 1986, riaperto al culto.


Architettura

L’edificio della basilica presenta tutte le caratteristiche fondamentali dell’architettura romanica che si diffuse nell’XI secolo.
In particolare, è di chiara origine romanica l’impianto della basilica. Cioè, si compone di tre navate absidate. Tuttavia, una è andata perduta. Inoltre, queste sono divise tra di loro da pilastri.

Invece, esternamente, presenta una facciata a spioventi, del tipo a salienti. Così come le pareti laterali, si presenta molto sobria. Infatti, gli unici elementi decorativi sono un’apertura circolare, una a forma di croce e una finestra monofora. Soltanto la parete esterna dell’abside è decorata. Infatti, solo qui si trovano qui degli archi ciechi a tutto sesto. 
La semplicità è riscontrabile anche internamente, poiché mancano i matronei al di sopra delle navate laterali, il transetto e perciò anche la cupola in corrispondenza della crociera. Infatti, la complessità spaziale era determinata proprio da queste strutture architettoniche.

All’interno la luce proviene da piccole finestre monofore, presenti nella parte superiore della navata centrale e nella parete dell’abside. In aggiunta, il presbiterio è notevolmente rialzato. Ciò è dovuto al modello lombardo, ovvero quello della “cripta a sala”.
La zona presbiteriale, grazie al parapetto affrescato, è invece unica nel suo genere.
Infine, l’arcata di ingresso del catino absidale, è un rimando all’architettura classica romana. Infatti, si collega alla tradizione degli archi trionfali.

Poiché si ha una prevalenza delle masse murarie sugli spazi vuoti, caratteristica dell’architettura romanica, è stato possibile realizzare i preziosi affreschi. In particolare, ci si trova di fronte al più vasto e importante ciclo di affreschi murari dell’epoca ottoniana presenti nell’Italia settentrionale. L’opera è da attribuire ad un ignoto maestro, dalla grande capacità tecnica, poiché in grado di fondere con armonia la cultura orientale di Bisanzio e lo stile occidentale tardo antico.

Il catino absidale presenta l’immagine apocalittica di Cristo in mandorla, attorniato dai angeli profeti. Sul lato, invece, è rappresentato Ariberto in atto di porgere il modellino della chiesa in segno di offerta.
Infine, l’emiciclo inferiore è dedicato alla Passione di San Vincenzo di Saragozza.

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Giorni di apertura Da lunedì a domenica
Orari di apertura Inverno dalle 15.00 alle 17.00; estate dalle 15.00 alle 18.00
Biglietti Ingresso libero
Prenotazione No
Telefono 031 715468
Email segreteria.sanpaolo@sanvincenzocantu.it

Fonti
Basilica di S. Vincenzo, Via San Vincenzo – Cantù (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali
Città di Cantù (cantu.co.it)
Storia – San Vincenzo Cantù – Intimiano (sanvincenzocantu.it)
Fonti fotografiche
@incantevolebrianza, @davideluatti, Mongolo1984

di Benedetta Rossetti

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